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valdilana tasca ariela

 

VALDILANA 04-05-2021 "Si chiamava Dirce. Era piccola, mite e buona, per una parola maldetta o intesa male piangeva, la rivedo in quei momenti di sconforto: sfilava  dalla manica della maglia un fazzoletto lindo e perfettamente stirato e lo portava agli occhi per asciugare il pianto; lo sconforto durava il tempo di poche lacrime, poi sorrideva scuotendo la testa: la burrasca era passata. È sempre vissuta a Piatto in quel delizioso paesino dove io ho trascorso la prima infanzia, dove sono stata tanto felice, dove spero di  tornare a vivere, un giorno. Lei fa parte dei ricordi belli e indelebili della mia infanzia, era amica della mia nonna, la conoscevo da sempre. Le ho voluto bene. Gliene voglio ancora!  E in nome di quel bene ieri ho sistemato, modificando, la sua tomba.  Purtroppo Dirce non riposa al suo paese come avrebbe voluto ma a Biella e quando l'ho scoperto per me è stato uno schiaffo al cuore. In diverse occasioni mi aveva detto di voler essere sepolta a terra, al posto di sua madre che a breve avrebbero tolta. Non lo seppi per tempo che se ne era andata altrimenti avrei fatto di tutto per fare rispettare le sue volontà. Finì i suoi giorni in casa di riposo a Biella e a Biella fu sepolta. Invano io la cercai al cimitero di Piatto quando seppi della sua morte; quindi presi informazioni in comune e mi dissero appunto che era stata sepolta a Biella.Lei che era sempre vissuta sola se ne andò sola.

La cercai e la trovai nel campo decennale: una montagnetta di terra e un cartello plastificato con scritto il nome e la data del decesso. Non avendo lei parenti prossimi al mondo decisi di rendere la sua sepoltura un po' più decorosa. E ieri, con gioia, dopo aver avuto l' approvazione dal comune, ho realizzato quel progetto che avevo in cuore. Una tomba modesta, nulla di che, ma non anonima e indecorosa come la precedente. Ho realizzato il tombale con le mie mani, con quelle stesse mani che lei mi stringeva tra le sue quando andavo a trovarla e mi diceva:" ah, la pìccìna!" Mi definiva ancora così, anche se ero ormai cresciuta, quel soprannome di un tempo lontano, in dialetto, era rimasto. E la sua " pìccìna" ieri è stata molto felice di aver sistemato la tomba di Dircetta, di averla tolta dall' anonimato e di raccontare di lei, affinché chi la conobbe la ricordi e chi non la conobbe  sappia che è esistita una piccola donna buona che viveva sola nella sua casetta sempre linda e ordinata e come unica compagnia negli ultimi anni, aveva la sua gatta: Mina. 
Dircetta non si sposò mai ma  indossò anche lei l' abito bianco da sposa: il mio. La voglio ricordare felice come in quel giorno a casa mia con indosso il mio abito,  e sorridente ed emozionata quando festeggiammo il suo settantaseiesimo compleanno, dopodiché deliziava i presenti cantando con la sua splendida e squillante voce. Non canta più Dircetta, nè più mi sorride, ma porterò sempre nel cuore il caro ricordo di lei. La morte non separa chi si è amato: l' amore sopravvive, diventa ricordo, ma non muore!".
Ariela Tasca

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